Grande
Slam: un sogno da superstars
Si
possono vincere cinque edizioni consecutive del torneo di Wimbledon,
si possono vincere 12, 18, oppure 20, tornei tra i più importanti del
mondo, si può restare al vertice della classifica mondiale per 170 e
più settimane, tuttavia una volta conseguiti questi risultati
eccezionali manca ancora un gradino da scalare. Quel gradino é il
Sacro Graal del tennis, ossia la conquista dei quattro tornei più
importanti del mondo nello stesso anno solare:
il Grande Slam. Don Budge, Rod Laver, Maureen
Connolly, Margaret Smith Court e Steffi Graf sono coloro che nel
tennis hanno vinto proprio tutto.
Sicuramente oggi
le quattro diverse superfici su cui si giocano i tornei dello slam
hanno reso la conquista dello stesso un'impresa pressoché
improbabile. Nel 69 per esempio, quando Rod Laver realizzò il Grande
Slam, tre tornei su quattro si giocavano sull'erba, e una volta
"imbroccato" il Roland Garros, l'australiano aveva ottime
probabilità di riuscire a portare a termine l'impresa. L'erba era
infatti la superficie dove l'australiano si esprimeva al meglio, una
spanna al di sopra di tutti gli altri. Verrebbe da domandarsi quanti
Grandi Slam avrebbe realizzato Biorn Borg se ad eccezione di Wimbledon
tutte le altre prove si fossero giocate sulla terra rossa dove la
superiorità dello svedese era disarmante.
Caso particolare
fu quello di Martina Navratilova che a cavallo tra il 1983 e il 1984
vinse sei titoli del Grande Slam di fila. Ma sei vittorie consecutive
sia pure nell'arco di due anni valgono uno slam? Sicuramente si perché
sono la testimonianza di un netto predominio su tutte le altre
in un arco di tempo assai lungo. Comunque l'impresa della Navratilova
venne prima riconosciuta come uno "slam autentico", ma
alcuni anni dopo in seguito al ripristino delle vecchie regole venne
invalidata dalla Federazione Internazionale. A Martina restò comunque
il cospicuo assegno di circa un milione di dollari.