Chi è il Maestro ?
è un essere che è
riuscito a controllare, a dominare i suoi pensieri, i suoi sentimenti e
i suoi atti...
... Dominare i propri pensieri, i
propri sentimenti e i propri atti, sottintende dei metodi, una
disciplina speciale, un sapere profondo concernente la struttura
dell’essere umano, le forze che circolano in lui, le corrispondenze che
esistono tra tutto il suo essere (i suoi organi e i suoi diversi corpi)
e i differenti campi della natura. Essere maestro di sé suppone anche
che si conoscano le entità del mondo invisibile e la struttura
dell’intero universo. Un Maestro è un essere che ha risolto i problemi
essenziali della vita, è libero, possiede una volontà forte ma,
soprattutto, è colmo di amore, di bontà, di dolcezza e di luce. Per
diventare un Maestro, quanto lavoro, studio e perseveranza sono
necessari!...
... I veri
Maestri sono potenti perché sono riusciti a mettere in accordo la loro
filosofia e la loro condotta. Quel che insegnano, sono i primi a
metterlo in pratica nella loro vita personale. Sono degli esempi
viventi. Essere un esempio vivente, è essere una sorgente, una sorgente
che attirerà le piante, gli animali e gli uomini. Ecco perché attorno ad
un Maestro vivono dei discepoli...”
Il Maestro non è colui che detiene il
potere, ma la Conoscenza !
è
una guida di vita, un maestro a 360°
che detiene la conoscenza.
Il compito del Maestro è plasmare
l’evoluzione dell’allievo, come fosse creta. Deve essere uno “specchio
sincero e non deformante”, aiutando gli allievi ad individuare gli
inevitabili errori.
Chi insegna un’arte, una scienza, una
dottrina, chi eccelle in un’arte, una scienza, una dottrina,
tanto da poterla insegnare ad altri e/o
essere preso a modello.
Il maestro riveste un ruolo
spiccatamente educativo, spingendosi profondamente all’interno del lato
mentale. Riscontriamo un gran fattore emulativo, determinato dalla
figura del Maestro che arriva a trascendere l’aspetto fisico.
Il Maestro è una figura che associamo
ai termini disciplina ed arte.
Il termine Maestro si utilizza per
identificare colui che ha raggiunto una grande perizia, tale da poterla
insegnare.
Comunemente si affianca all’immagine
del Maestro quella del Saggio. Il Maestro rappresenta l’anziano, che
trasmette la propria lunghissima esperienza, unitamente alla propria
saggezza.
Sicuramente è molto forte e prevalente
la connotazione mentale dell’insegnamento, ben oltre l’aspetto fisico,
oltre l’istruzione. Avviene un processo di interiorizzazione, la
scoperta dentro di se di significati e motivazioni. Il Maestro non
insegna, o per lo meno non in una misura così delineata, possiamo dire
che educa, completando quindi il ciclo di apprendimento.
Il corpo impara (allenamento), la mente
capisce lo scopo dell’allenamento (istruzione), il corpo e la mente si
uniscono, raggiungendo il livello massimo dell’applicazione (maestria).
Quest’ultima affermazione aiuta a comprendere meglio perché la figura
del Maestro è caratteristica solo di alcune discipline,
cioè di quelle dove esiste
necessariamente una aspetto mentale intenso, un processo di
interiorizzazione, una ricerca; Il tennis è una di quelle.
Non a caso giunge un’ulteriore
osservazione, legata al fatto che generalmente la figura dell’allenatore
si associa ad una attività sportiva di squadra, mentre è più frequente
parlare di istruttore e maestro in presenza di discipline sportive
individuali.
Nelle discipline orientali la figura
del maestro viene identificata nel Sensei.
La traduzione in Italiano o comunque in
una lingua Occidentale
del termine Sensei è, come accade per
la gran parte dei termini Giapponesi, molto approssimativa.
Sen significa avanti, sen significa
vita. Quindi si tratta di colui che è avanti nella vita. Si intende cioè
chi ha già iniziato il cammino nel Do (la via) e che possiede già una
lunga esperienza, quindi è di fatto la nostra guida.
Per un allievo seguire il maestro non
vuol dire essere un clone.
Il Maestro è colui che mostrandoci la
via, riesce a fare in modo che ognuno di noi trovi internamente le
risposte. In altre parole è una continua azione di ricerca interiore,
guidata da chi ha già iniziato questo cammino prima di noi, quindi in
grado di correggere i nostri errori, non limitandosi a mostrare
l’errore, ma facendo in modo che noi stessi arriviamo a comprenderlo.
è importante riflettere sulle parole
rilasciate da un allievo che veniva allenato dal Maestro Gianni Salvati,
grande guru tennistico degli anni ottanta, purtroppo ora scomparso:
“…quando ho iniziato a praticare con il
Maestro Salvati, non si era in nessun modo vicini all’attenzione al
dettaglio che c’è oggi nel tennis.
Il Maestro Salvati non spiegava i
dettagli,dava i comandi, ognuno doveva cercare da solo i dettagli…”
Chiaramente nel tennis di oggi sarebbe
quasi impossibile applicare un sistema simile, ma la radice non può
essere diversa.
Il maestro deve darci gli elementi, ma
la ricerca avviene dentro noi stessi!
“…nella impugnatura da adottare nei
vari colpi, esistono diverse prese.
Oggi tutti adottano impugnature molto
aperte o bimani, a causa del fatto che si è precocizzato l’avvicinarsi a
questo sport. Il maestro Salvati, che è stato precursore di questo,
osservava infatti già allora, che doveva essere personalizzato il gesto
al fine di essere adeguato al fisico di ognuno di noi…”