Storia
del TENNIS
Sulle
rive del Nilo, esisteva una città che i Greci chiamavano Tanis e che
gli Arabi ribattezzarono Tinnis. Sempre dall’arabo i francesi
mutuarono la parola "rahat" che significa palmo della mano e
la trasformarono in raquette, racchetta. Incerte e lontane sono le
origini del tennis anche se una traccia araba forse esiste. Immagini
più vicine a noi del XVI secolo ritraggono giocatori con palla e
racchette; nel 1700 si pratica in Inghilterra il court tennis,
progenitore del gioco attuale. L’inizio ufficiale del tennis moderno
risale al 1873. Il maggiore Walter Wingfield pone le regole ma propone
un nome molto complicato: Sphairistiche. Un paio di anni dopo il nome
viene cambiato in "lawn tennis" (tennis da prato), anche se
aumentano in effetti i campi in terra rossa. La palla doveva essere di
gomma rivestita di panno bianco.
Il
tennis si diffuse rapidamente negli Stati Uniti, in Australia,
Germania, Francia e Italia (nel 1876). Le foto dei primi del novecento
presentano svolazzi di sottane e pantaloni lunghi. In quegli anni
negli Stati Uniti si contavano una cinquantina di tornei giovanili
all’anno, un centinaio di tornei importanti, si contavano circa 2
milioni e mezzo di praticanti e si vendevano 6 milioni di palline
all’anno. Il torneo di Wimbledon parte nel 1877; fu stabilito di
tenere la linea di servizio a 7.92 m
dalla rete, la distanza fu successivamente accorciata a 6.7 m. La prima coppa Davis è del 1900.
Qualche nome famoso: William Renshaw (vinse a Wimbledon dal 1881 al
1886) che introdusse molta mobilità nel gioco con molte discese
a rete; Mc Loughin che introdusse e perfezionò nel 1912 la tecnica
del sevizio facendone un’arma micidiale. Altri nomi famosi: Tilden e
Kramer.
Vale
la pena di ricordare che in tutti i paesi anglosassoni e alcuni
europei il tennis diventò uno sport molto popolare, accessibile a
tutti ove le scuole stesse mettevano a disposizione materiale, campi e
istruttori. Questo spiega in larga misura il rapido avvicendarsi di
campioni della racchetta.
L’Italia
si iscrisse per la prima volta alla Coppa Davis nel 1922, con scarso
entusiasmo. Pare che Mussolini dicesse che il gioco non gli piaceva
perché non lo capiva; Turati gli rispondeva che forse non gli piaceva
perché non lo capiva. Tuttavia nel corso degli anni trenta maturava
una buona scuola. Nel 1928, '30, '49 e '52 l’Italia giunse a vincere
la finale europea di Coppa Davis. Nel 1952 giunse alla finalissima
dopo aver battuto gli Stati Uniti ma fu sconfitta dall’Australia
4-1.
Qualche nome famoso: il doppio Cuccelli – Del Bello, il fenomeno
Gardini, milanese di carattere impetuoso e generoso, il grandissimo
Pietrangeli e il doppio da sogno Pietrangeli-Sirola.
Fisiologia
Il
tennis è un gioco ad elevato contenuto tecnico; in termini
fisiologici questo significa che richiede una elevata coordinazione
neuromuscolare per la perfetta esecuzione dei movimenti. La
coordinazione si realizza attraverso due meccanismi: una esatta
percezione della posizione del corpo e dei segmenti corporei nello
spazio (quindi una precisa sensazione su come il corpo si sta
muovendo), la possibilità di correggere l’esecuzione del movimento
nel corso del movimento stesso.
La coordinazione neuromuscolare rispecchia il ruolo integratore del
cervelletto. Il cervelletto in effetti gioca un ruolo predominante
nella funzione di apprendimento ed esecuzione di un gesto.
L’esempio
del servizio nel tennis viene spesso riportato come esempio del ruolo
svolto dal cervelletto nell’apprendimento. Il neofita sbaglia
grandemente alle prime prove nel lancio della palla e nel momento e
nel modo di colpirla. Ma per prove successive l’esecuzione migliora:
il cervelletto lavora appunto come un correttore di errore; la
correzione avviene come si dice per "trials and errors"
attraverso cioè ripetuti tentativi tenendo conto degli errori
commessi. Si parla di memoria cerebellare in quanto un movimento ben
appreso non viene più dimenticato anche se l’esercizio non viene
praticato per lungo tempo. L’esecuzione corretta di un gesto implica
l’attivazione di alcune vie neuronali preferenziali e quindi una
sequenza di attivazione muscolare ben precisa.
Queste
considerazioni hanno importanza nel suggerire che l’apprendimento di
un gesto ad elevata complessità tecnica si realizza meglio nell’età
dello sviluppo, quando esiste ancora la cosiddetta "plasticità
neuronale", la possibilità cioè di sviluppare preferenzialmente
alcune vie neuroniche finalizzate all’esecuzione ottimale del
movimento stesso.
Sempre
per parlare del servizio, le riprese cinematografiche rivelano che i
grandi campioni colpiscono la palla all’apice della sua ascesa o
appena inizia la sua caduta; ecco alcuni dati: Newcombe la colpiva
esattamente all’apice o 2 cm
più sotto, Ashe durante la caduta a 7-12 cm
dall’apice, Gonzales e Hoad un po’ più in basso , a 15-22 cm. Un lancio troppo in alto rende difficile la battuta in quanto la
palla accelera troppo durante la caduta. L’appoggio sui piedi è variabile tra i soggetti. La velocità della
palla risente grandemente della resistenza dell’aria, ad esempio con
una velocità iniziale alla battuta di 62 m/s, la velocità si riduce
a 48 m/s sulla rete e a 40 m/s al momento dell’impatto sul terreno.
Nella battuta viene comunemente impartita una rotazione anteriore alla
pallina (in senso orario) il che le consente di cadere nella zona
prevista, cosa che non sarebbe possibile sulla base di una traiettoria
lineare. Il gesto del tennis è tipicamente asimmetrico, ma non
risulta negativo anche nei bambini che iniziano presto.
Oltre
alla componente tecnica, il tennis agonistico richiede una chiara
visione del gioco e quindi una strategia che va adattata caso per caso
alle caratteristiche dell’avversario.
Preparazione
atletica
(a cura dei prof. Mario Testi e Salvatore Buzzelli)
Al
fine d'impostare una corretta pianificazione del lavoro atletico, è
necessario analizzare lo svolgimento medio di un incontro di tennis,
conoscere quali sono le richieste energetiche in funzione della durata
e tipologia delle azioni di gioco, ed identificare le azioni più
ricorrenti durante la partita.
Per rendere più agevole la comprensione dei fenomeni, sono stati
analizzati gli elementi caratterizzanti la prestazione di gioco. Dall'
analisi si evince che l'atleta, durante la partita, impiega mediamente
più della metà del tempo in pause di gioco, ed il resto in attività
fisica vera e propria.
Pause
di gioco
Per
pause di gioco s'intendono: cambi di campo, interruzioni tra un punto
e l'altro, raccolta palle, ecc..., ed è per questo motivo che vengono
differenziate in:
PAUSE ATTIVE, caratterizzate da periodi in cui il tennista è in
movimento ma non effettua azioni di gioco ( es. raccolta delle
palline)
PAUSE PASSIVE, caratterizzate da veri e propri arre-sti del
gioco, in cui è previsto il riposo (es. fine del punto, fine
del set con cambio di campo ecc...)
Azioni
di gioco
Le
caratteristiche delle azioni di gioco sono molteplici, per semplicità
espositiva si possono classificare in tre grandi gruppi:
Azioni di VELOCITà
Azioni di ESPLOSIVITà
Azioni di RAPIDITà
Va
tenuto presente che queste trovano attuazione nell' ambito di un
susseguirsi casuale di movimenti che necessariamente richiedono una
considerevole capacità di RESISTENZA ORGANICA SPECIFICA.
D'altro canto se si prendono in esame, contemporaneamente alle azioni
di gioco, l'andamento medio delle frequenze cardiache durante un
incontro, notiamo una disomogeneità macroscopica nell'intervento dei
vari livelli di pulsazioni, con maggior incidenza delle frequenze che
vanno dal 70 all' 80% della Frequenza Massima.
QUALITà FISICHE FONDAMENTALI DEL TENNISTA
La
velocità
Il
termine VELOCITà rappresenta, fisicamente, la relazione esistente tra
lo spazio che una massa riesce a percorrere ed il tempo impiegato per
lo spostamento. Parlare di velocità nel tennis è quanto mai
improprio, sia per le caratteristiche degli spostamenti, sia per le
ridotte misure del campo di gara nel quale agisce ogni giocatore, le
cui dimensioni sono circa di 13 metri
di lunghezza per 10 metri
di larghezza. Si deduce che, essendo gli spazi molto contenuti, è più opportuno parlare di
Capacità di Accelerazione e
Decelerazione, piuttosto che di velocità comunemente intesa.
L'ACCELERAZIONE comunque, essendo la differenza tra due velocità
(quella finale e quella iniziale), è sì fortemente legata alla
velocità stessa ma, a differenza di quest'ultima, richiede mezzi
tecnici di allenamento diversi, di cui necessariamente bisogna tener
conto.
Allenando
la velocità in maniera sistematica con prove ripetute su distanze di
40 - 50m, come accade frequentemente, si rischia di non avere in campo
i risultati sperati. Viceversa, privilegiando l'allenamento con
prove di esplosività ed accelerazione su 5-15m, tale rischio viene
scongiurato.
L'esplosività
Il
servizio, l'impatto violento con la palla durante un'azione di gioco,
lo smash, la volée, lo stacco per recuperare un lob,
lo scatto in avanti per prendere una smorzata, sono tutte
azioni esplosive. L'esplosività è una qualità fisica che, tanto più
è sviluppata nel tennista, tanto più renderà il suo gioco incisivo
ed efficace. L'aspetto esplosivo e' più richiesto in partite su
terreni veloci, ma questo non esclude che le doti di esplosività
debbano essere migliorate anche nei tennisti regolaristi che fanno del
ritmo il loro punto forte. Se prendiamo atto che possedere un servizio
potente può avvantaggiare (se non addirittura essere la chiave di
volta di un incontro), si intuisce la necessità di dare largo spazio,
nella programmazione, alle metodiche di accrescimento di questa qualità,
tanto per gli arti inferiori che superiori.
La
rapidità
La
definizione di rapidità presuppone la capacità di ripetere movimenti
coordinati in tempi brevi. Grandi livelli di rapidità vengono
raggiunti muovendosi con massimo equilibrio dinamico in spazi molto
ristretti. Se si osserva un giocatore che ricerca un colpo preciso ed
esplosivo al tempo stesso, si nota come questi arrivi sulla palla dopo
aver effettuato una serie rapida di passettini a baricentro basso,
ricercando un equilibrio quasi statico nel momento dell'impatto con la palla. Si
ritiene che il miglioramento della rapidità possa favorire gli
spostamenti del giocatore, escludendo grandi oscillazioni del
baricentro (come avviene ad esempio nella corsa veloce in Atletica
Leggera) e consenta, inoltre, un buon equilibrio sia nella fase
d'impatto con la palla che nel successivo rientro in posizione.
Per concludere, si può dire che la rapidità rappresenta l'elemento
ideale di congiunzione tra tutte le altre qualità dell'atleta ed il
gioco del tennis.
La
resistenza organica
è
ormai noto che una buona efficienza cardio-vascolare e respiratoria
(resistenza aerobica) può elevare la capacità d'impegnarsi nella
preparazione aumentando la quantità di lavoro che è possibile
svolgere, favorendo il recupero e velocizzando il ripristino delle
fonti energetiche. Bisogna tener presente, però, che l'allenamento
orientato verso un incremento esagerato di questa qualità fisica
conduce ineluttabilmente al decadimento delle altre qualità
neuro-muscolari, decisamente più importanti per il tennista.
Dallo studio delle frequenze cardiache durante l'impegno tennistico
(agonistico), emerge, infatti, che nonostante l'organismo sia
sottoposto a stress cardiaco, comunque non omogeneo e costante, la maggior
parte delle azioni motorie è di tipo esplosivo. Queste ultime,
notoriamente, non sono dipendenti dalla funzionalità del sistema
aerobico, ma da quella del sistema anaerobico. Nasce allora la
necessità di far coesistere le qualità aerobiche ed anaerobiche,
senza produrre interazioni reciprocamente negative. Il lavoro con
variazioni di ritmo cardiaco rappresenta una valida soluzione a questa
necessità.
Alimentazione
e reidratazione
Un
problema comune al tennista è la disidratazione, facilitata dal fatto
di giocare al sole su superfici che riflettono il calore. Lo schema di
reidratazione
consigliato è lo stesso che vale per altre attività che comportano
forte sudorazione, come la corsa. Si
consiglia quindi di assumere soluzione glucosata al 5%, circa 200 ml
ogni 20 minuti (quindi 600 ml/ora) in condizioni di temperatura
relativamente confortabili. Se la temperatura e l’umidità
dell’aria comportano maggior sudorazione (ad esempio fino a 2
l/ora), occorre ovviamente tenerne conto.